Croupier

“Devi fare la scelta della vita: essere un giocatore o un croupier, e poi portare avanti la tua decisione”, dice Jack Manfred, lo scrittore/croupier nel fantastico film noir diretto da Mike Hodges, che ci offre uno sguardo sulla scena del gioco d’azzardo di Londra. Non ci sono neon lampeggianti, imitatori di Elvis o fantasmagoriche fontane nel casinò dove fatica il povero Jack (Owen). Infatti, con le sue pareti a specchio, la moquette economica e i mobili obsoleti, il luogo sembra più una sala per i ricevimenti di nozze del New Jersey che un tipico casinò.

Ma il fascino dello stile di vita è lo stesso, e nonostante la scelta di Jack di restare a fare il croupier di 21 e altri giochi di carte, per evitare di scommettere su se stesso al di là del suo lavoro, la vita gli riserva una sorpresa. La voce fuori campo di Jack – uno stratagemma di solito fastidioso nei film, che in realtà qui si rivela molto efficace – ci fa capire molto di più della sua freddezza esteriore, compreso il suo progetto di trasformare la sua esperienza al casinò in un libro che diventi un best seller.

Comincia a immergersi nella trama del suo libro, fino al punto di perdere la sua ragazza, infrangendo le regole sul posto di lavoro dormendo con i colleghi, fraternizzando con i clienti e perfino dandosi al gioco d’azzardo in prima persona. Proprio come il casinò di Jack non è la solita scintillante casa da gioco che siamo abituati a vedere sul grande schermo, Croupier non è il thriller appariscente che di solito ci viene proposto. E questa è una buona cosa. La scena madre: Il provino da croupier di Jack.  In una scena magistrale, abilmente e rapidamente ruba un mucchio di fiches del casinò e intuisce il fatto che il suo capo non sa contarle, mentre mostra la sua maestria da croupier. E’ la scena più emozionante, che si discosta dal tono sobrio che caratterizza il film.